Franco Angioni 49-52, Leone del Libano, simbolo Nunziatella

Il nostro Franco Angioni 49-52, ieri, e’ volato in Paradiso.  Le esequie si terranno venerdi’ 31 ottobre alle 11:30 presso la chiesa di San Mattia, in via Renato Fucini 285 a Roma.

Oggi gli Allievi hanno osservato un minuto di silenzio in memoriam. Il Comandante della Scuola ha spiegato loro chi e’ stato il Generale Franco Angioni e cosa ha fatto per il Paese.

Alcuni Ex Allievi lo ricordano:


 Toni Concina, Past President Associazione, Líder Máximo, 53-56 scrive:

Ciao Franco Angioni… Anziano dei miei anziani… Faro del Corso 1949-52… Quello di Carlo Capua, di Ettore Fiumanò, di Ettore Lombardi d’Aquino, di Giannandrea Lombardo di Cumia, di Sergio Sbordone. Cappellone di Gerardo Gargiulo… di Franco Molfese. Cappella di Giovanni Rodriguez (Giuva’), di Nerio Nabissi. Nerio… il suo più grande amico, nella buona e nella cattiva sorte. Tutti i media ricorderanno Franco Angioni e la sua folgorante carriera militare, e sottolineeranno il suo impegno in Libano, il suo ruolo nel famoso libro di Oriana Fallaci  “Un uomo”. E tutti gli altri incarichi di vertice, in Italia e all’estero.

Con grande malinconia, io voglio invece ricordare Franco come il simbolo di tutti gli Ex Allievi della Nunziatella, come il più grande scapocchione della nostra vicenda napoletana e non solo. Bello, intelligente, spiritoso e nello stesso tempo rigoroso e severo.  Tutti quelli che lo hanno conosciuto o soltanto incontrato saranno ricchi di centinaia di storie e di aneddoti vissuti insieme. Ricchi di ricordi che faranno sempre compagnia. Lontani e a volte commoventi.

Io mi limiterò a ricordare il 1987… anno mitico della storia della Nunziatella. E so di parlare a nome di tanti compagni che hanno vissuto come me quell’anno indimenticabile. Bicentenario… Eduardo Battista in primis. E poi Ascione, Ortis, Seminara, Civita, Tatone, mio fratello Enzo, Cuccaro, Pugliese, Catenacci, Barba, Nistri, Striano, Mosca Moschini… In ordine di altezza. Come sfilammo il 2 giugno. Franco doveva comandare non so più quale reparto quel giorno. Ma voleva comandare la nostra Compagnia di formazione. Purtroppo prevalse la gerarchia. Volarono parole grosse, che durarono però giusto lo spazio di qualche ora. Per lasciare il posto agli abbracci e ad una sfilata che manco te la immagini…

Mille altri incontri, a Roma e a Napoli. E Franco era sempre al centro di ogni nostro evento. Come sicuramente è ora, dove si trova, con tutti gli amici sempre amati. Il saluto più bello che possiamo fare a Franco è quello di non dimenticare mai il suo stile nunziatellesco, il suo sorriso e la sua eterna amicizia.

 


Camillo Mariconda, Presidente Sezione Piemonte Liguria Valle d’Aosta, 63-66 scrive:

E’ mancato Franco Angioni, fulgida figura di militare, ricordato in tutta Italia per come aveva portato l’ onore della nostra Nazione in Libano dal 1982 al 1984.  Qui lo ricordiamo in particolare modo per averlo avuto più volte con noi in molte delle nostre iniziative, a partire da ben 5 Mestoli d’ Oro al castello di Marchierù fin  dal 1987 allorché  il Consiglio Nazionale degli ex Allievi Nunziatella si riuní proprio in questo luogo per la prima volta nella storia fuori dal Rosso Maniero napoletano. Oratore eccellente nei tre Convegni nazionali tenuti a Torino.
Nel 1990, da Cte del 3° Corpo d’ Armata  fu con noi in occasione del ballo d’ onore tenuto nella palazzina reale di caccia di Stupinigi a coronamento delle cerimonie conclusive dei 300 anni dalla costituzione dei Reggimento Dragoni Jaunes (poi Nizza Cavalleria).
In questa occasione volle organizzare personalmente la consegna all’ allora 1° Gr.Sqd.Cor.Nizza Cavalleria ( 83 °Cte T.Col. Vladimiro Alexitch ) della copia delle prove di nobiltà del 1° Comandante e Proprietario Bonifacio Solaro di Macello da parte degli ex Allievi della Nunziatella (Pres GenCA Giuseppe Moiso – V.Pres. Gen D. Pasquale Antonini – Segr Avv. Camillo Mariconda)

Franco Sciascia 54-57, gia’ Vicepresidente Associazione, scrive:

Franco Angioni (Civitavecchia, 25 agosto 1933 – 28 ottobre 2025) è stato un generale e politico italiano. Figlio di un sottufficiale sardo, originario di Norbello, vicino Abbasanta (OR). Allievo della Scuola militare Nunziatella dal 1949, ha poi frequentato l’accademia militare ed è uscito come sottotenente dell’Esercito italiano nel 1954.  Nel 1960 fu promosso capitano.  Dal 1966 al 1969 ha frequentato la Scuola di Guerra italiana e nel 1970 quella canadese, inoltre nel 1962 ha conseguito il brevetto di Ranger presso la Scuola Ranger dello U.S. Army. Assegnato ai paracadutisti come comandante di plotone e poi di compagnia, ha comandato dal 1971 al 1972 il Battaglione Sabotatori Paracadutisti (denominato in seguito Battaglione d’assalto paracadutisti “Col Moschin”), con il grado di tenente colonnello, e dal 1977 al 1978 è vice comandante della brigata paracadutisti “Folgore”.
Era capo dell’ufficio operazioni del 3º reparto dello Stato maggiore dell’esercito, con il grado di colonnello, quando nel settembre del 1982, nell’ambito della prima guerra libanese e successivamente al massacro di Sabra e Shatila a Beirut, venne individuato per guidare il contingente italiano della Forza Multinazionale in Libano durante la missione Libano 2, e lo resterà fino al febbraio del 1984.  Angioni nel frattempo nel gennaio 1983 fu promosso generale di brigata.  Questa missione era in principio nata come iniziativa ONU, ma il veto dell’URSS annullò l’egida internazionale mentre il contingente era in navigazione verso il Libano, per cui ITALCON si trasformò in corso d’opera in uno sforzo eminentemente nazionale, con Francia ed USA.  Come diretta conseguenza, i mezzi ITALCON, mantennero la colorazione bianca, identificativa dei veicoli ONU, ma portarono dipinta la bandiera italiana senza le lettere UN, acronimo di United Nations (invertite in NU per Nations Unies in aree di lingua francese come avvenne, e avviene oggi, in alcune missioni in paesi africani), invece dipinte sui veicoli operanti sotto egida ONU, approvata con apposita risoluzione.  Il contingente, inizialmente di un migliaio di uomini, raggiunse le 2.500 unità. L’intervento in Libano, durante il quale sia il contingente americano sia quello francese subirono gravissime perdite in seguito a due attentati, fu grazie ad Angioni un modello cui si riferirono anche le successive missioni italiane all’estero. L’approccio del generale, infatti, fu quello di spingere i propri soldati a conoscere la cultura locale, sulla quale distribuì a tutti dei libri.  Questo permise agli italiani di comprendere le ragioni delle parti e proporsi come forza di interposizione, piuttosto che come l’ennesimo contingente straniero in terra libanese.  I rapporti con la popolazione locale e le diverse parti in lotta vennero inoltre enormemente facilitati dalla costruzione di un ospedale da campo nei pressi dell’aeroporto di Beirut, dove tutti i feriti di qualunque fazione venivano curati.
Un caso paradigmatico del livello di interazione raggiunto è la storia del piccolo Mustafà Haoui, curato nell’ospedale da campo italiano, che divenne in seguito la mascotte del contingente, emigrò poi in Italia ed è divenuto tecnico di laboratorio presso l’Istituto Regina Elena di Roma. La missione ITALCON, che fu la prima dopo la seconda guerra mondiale, segnò anche lo spartiacque nel rapporto tra la popolazione italiana e le forze armate italiane. Il contingente, con la Brigata Folgore, rientrò nella base di Livorno a fine missione nel febbraio 1984, accolta da grandi festeggiamenti in città, e il suo comandante conobbe un’enorme popolarità su scala nazionale. Al ritorno in patria Angioni venne nominato Capo del 3º Reparto dello Stato maggiore dell’Esercito italiano.
Nel 1986 Angioni guida la forza mobile del Comando alleato in Europa, fino al 4 gennaio 1989. Nel 1989 è nominato Consigliere militare del presidente del Consiglio Ciriaco De Mita ed è promosso al grado di Generale di Corpo d’Armata.  Dal giugno 1990 ha il comando del III Corpo d’armata di Milano fino al settembre 1992; quindi la presidenza del Centro alti studi per la difesa (CASD) dal 7 settembre 1992 all’11 gennaio 1994; poi l’incarico di comandante delle Forze terrestri alleate del Sud Europa di Verona (FTASE) dal 14 gennaio all’8 giugno 1994. Infine diviene segretario generale della difesa e direttore nazionale degli armamenti, dal luglio 1994 fino al settembre 1996. È stato inoltre Presidente del Consiglio dell’Ordine Militare d’Italia. Nel corso della propria carriera il gen. Angioni è stato insignito di Croce d’oro di Anzianità di Servizio Militare (40 anni per ufficiali), Medaglia per Lunga Attività paracadutistica, Medaglia d’oro al Merito di Lungo Comando (20 anni e oltre) nonché della Medaglia Commemorativa per la Missione di Pace in Libano, nelle 2 versioni: la prima per le operazioni dal novembre 1982 al 12 maggio 1983, e la seconda per operazioni dal 12 maggio 1983 al 6 ottobre 1986, riunite entrambe nella seconda, che ha poi dato origine all’attuale Croce per Missioni di Pace.  Ha terminato la carriera nell’Esercito il 9 settembre 1996.  A lui si è ispirata la giornalista scrittrice Oriana Fallaci per rappresentare la figura del “Condor”, il generale al comando del contingente italiano, nel romanzo Insciallah. Nel giugno 1997, generale di corpo d’armata in ausiliaria, è stato nominato commissario straordinario del Governo per le iniziative italiane di supporto in Albania fino al giugno 1998. Si è dedicato quindi alla vita pubblica ed è stato eletto alla Camera dei deputati nelle politiche del 2001 come indipendente in quota Democratici di Sinistra, nel collegio uninominale di Roma-Monte Sacro, in rappresentanza della coalizione di centrosinistra.  Ha occupato l’incarico di segretario della Commissione Difesa della Camera dal 21 giugno 2001 al 27 aprile 2006, alla soglia dell’apertura della nuova legislatura in seguito alle elezioni politiche del 2006, ed è anche stato membro della delegazione parlamentare presso l’assemblea NATO dal 19 settembre 2001.
Una preghiera che lo accompagni in cielo e condoglianze ai suoi cari.


Giuseppe Rozzi 84-87, Tesoriere sezione Abruzzo e Molise

Un grande uomo ed un grande comandante. Negli anni della sua senilita’, ha frequentato l’Abruzzo (guidando la sua jeep fino a tarda eta’) e ne abbiamo tutti apprezzato le doti umane e professionali. Uomo di grande eloquenza, mi ha onorato della sua presenza ad un piccolo festeggiamento che organizzai per i 20 anni di studio (una sorta di lectio magistralis). Grande uomo, amava la sostanza all’apparenza.



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